7 anni e una tetraparesi spastica: non sono io, ma un piccolo detenuto. Lo liberiamo?

E’ incredibile l’attenzione che i media mi rivolgono,
e che mi hanno rivolto soprattutto in occasione, due giorni fa, 3 dicembre, della Giornata Internazionale delle persone con disabilità. Solamente il giorno dopo, ieri sera, ho scoperto una storia che mi ha fatto passare una notte burrascosa.

Qui il quadro neurologico del bambino
detenuto nell’hotspot di Pozzallo
da un mese


Perché mentre i giornali parlano di disabilità, del tanto carino guerriero Sirio che grazie ad un percorso di vita, assistenza e neuroriabilitazione domiciliare è riuscito a conquistare cose impensabili,
c’e un bimbo, della mia stessa età e con la mia stessa diagnosi, che giace abbandonato da 30 giorni senza alcuna assistenza, nell’hotspot di Pozzallo, dove vengono detenuti i migranti sbarcati a Lampedusa.
E allora mi innervosisco che tutti amate il mio hashtag #inculoallostatovegetativo se c’è una sola persona al mondo che non ha diritto di provare a conquistare la vita, e di vivere quella che ha con dignità.
Parliamo di un bambino nato sano come me, che sano ha vissuto i suoi primi due mesi di vita, fino al momento che una meningite gli ha mangiato molte delle sue capacità: ora ha una tetraparesi spastica (come me), è epilettico e ha bisogno di assistenza specializzata.
E’ il motivo per cui suo padre ha deciso di mettersi in mare,
di mettere se stesso e suo figlio malato su un barcone in cerca di cure, in cerca di una possibilità per suo figlio.

Ci riempiamo la bocca di retorica, sulle mamme coraggio, sulle famiglie che affrontano tempeste per proteggere i loro figli disabili e garantirgli diritti e poi non guardiamo, non accogliamo, non abbracciamo chi la tempesta la affronta sul serio, chi rischia di morire affogato insieme a suo figlio per dargli una possibilità.
Quello che faremmo tutti noi.
Beh allora dobbiamo mobilitarci, ognuno come può, con tutte le energie possibili,
per liberare questo bambino da uno stato di detenzione in un luogo per soli adulti, un luogo di detenzione dove non ci sono condizioni igienico sanitarie umane, dove non si ha proprio idea di cosa siano.
Serve sbloccare questa situazione immediatamente : la registrazione delle persone in arrivo da Lampedusa viene effettuata a blocchi di 10/20/30 persone e basta un solo positivo tra loro per mettere tutti in isolamento fino alla negativizzazione di tutti i componenti del blocco. Questo delirio burocratico causa l’isolamento di questo bambino da 30 giorni: non possiamo accettarlo.

Si deve assolutamente fornire un permesso di soggiorno per questo padre, che possa assistere suo figlio per tutto il tempo necessario e con tutte le garanzie del caso,
e che questo bambino sia valutato, preso in carico, e possa iniziare un percorso di riabilitazione che gli permetta di conquistare tutto quello che può e di vivere dignitosamente. E qui chiamiamo in carico direttamente gli ospedali pediatrici più importanti del paese come il Bambin Gesù, il Meyer, o il Gaslini.

Diamo dignità a questo bambino. IMMEDIATAMENTE

Sono sbarcati a Lampedusa il 9 novembre,
da quel giorno c’è un bambino gravemente disabile abbandonato in un luogo che ha tutte le caratteristiche di un lager, e dove oltretutto non è consentita la permanenza di minori,
7 anni, tetraparesi spastica da meningite, quadro epilettico: portatore di un busto di gesso che avvolge anche la zona genitale, il bambino ha avuto diversi problemi per giorni ad urinare ed è stato lasciato bagnato, senza cambio vestiti (né latte).

Non è il mondo dove voglio vivere,
non è il mondo dove venite a chiedermi cos’è la disabilità e cosa pretendiamo dal mondo, perché sempre e solo questo vi risponderò: che non c’è essere umano che non deve aver diritto alla vita, alla possibilità di provarci, alla dignità.

AGGIORNAMENTI:

Lunedì 7 dicembre, dopo tampone negativo, il bambino dovrebbe arrivare al Bambin Gesù insieme a suo padre.




3 pensieri su “7 anni e una tetraparesi spastica: non sono io, ma un piccolo detenuto. Lo liberiamo?

  1. Veramente felice che questo piccolo bambino possa ricevere le cure di cui ha bisogno presso l’ospedale Bsmbino Gesù di Roma

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