Diamo un senso a questa giornata mondiale della disabilità?

Il 3 dicembre è la giornata internazionale delle persone con disabilità e tutti sembrano ossessionati dal voler raccontare una storia di disperazione, di speranza, di tenacia. Mai qualcuno che ci chiede di vita, desideri, progetti, gioie o battaglie. Come se la vita di un disabile fosse solo una richiesta di cura ed assistenza, invece che la richiesta e la necessità di godere di una piena cittadinanza, della fruizione di diritti tutti, di costruzione di percorsi di libertà, di autonomia, di conquista dei propri desideri. E’ come quando fai una foto, ma è fuori fuoco.

INCULOALLOSTATOVEGETATIVO
@romanadesignart

Ripensare, riscrivere il concetto di disabilità comporta una vera e propria rivoluzione culturale.

Un sovvertimento necessario di prospettiva in cui dobbiamo abbandonare il pensiero che la disabilità sia solo fragilità, assistenza e cura; far uscire il mondo dei disabili da un’aurea innaturale dove sembra dover esistere solo protezione, silenzio e protezione.
Per chi incontra la disabilità dalla nascita o da poco dopo, vuol dire crescere e diventare adulti senza mai una prospettiva di poterlo essere, continuamente assoggettati ad una continua infantilizzazione, in cui mai si diventa protagonisti. Quel che vogliamo non è solo esser accarezzati, compatiti, protetti: vogliamo essere persone a pari livello, vogliamo godere dei nostri diritti, accedere ai nostri bisogni, vogliamo diventare adulti e quindi, come tutti gli altri, mutare prospettive, lavoro quotidiano, aspirazioni, affetti, vogliamo divertirci, vogliamo il vento in faccia.
Una società accessibile non è quella che ci monta una rampa per accedere in un luogo dove nulla ci è permesso, dove non possiamo interagire, dove non ci vengono forniti gli strumenti necessari per comprendere, per fruirne e farne parte anche attivamente; una società accessibile è quella dove anche noi possiamo scegliere chi essere e diventare.
Cambiare il paradigma con cui affrontiamo la disabilità, modellare il mondo secondo i propri bisogni specifici: permettere di aspirare alla libertà, alla felicità, alla vita adulta, all’autodeterminazione.
E allora è inutile riempirsi la bocca con queste giornate mondiali se non si capisce che grande rivoluzione c’è da fare, se non si esce dalla retorica pietosa.

Foto di Yara Nardi

Per questo ci serve l’aiuto di ognuno di voi, per questo serve cambiare prospettiva con cui si guarda al disabile, alla riabilitazione, al “dopo di noi” di cui tanto ci si riempie la bocca. Costruire comunità, costruire collettività, alleggerire le famiglie che affrontano questa vita : solo quella è l’inclusione possibile che possa permettere pieno godimento dei propri diritti. Che son di tutti sapete, anche di chi non ha facilità ad esprimerlo, o lo fa a modo suo, o proprio non lo fa.

Una società che permette a tutti di esserci, indipendentemente dalle loro condizioni e non qualora le condizioni lo consentano: che sappia creare gli strumenti e i percorsi adatti affinché questo avvenga.

Domani,
per questo 3 dicembre racconteremo un libro che ci ha fatto provare forti emozioni, Irene sta carina, di Anna Claudia Cartoni. Irene è una ragazza dal sorriso incredibile, con due genitori che son come le montagne che amano,
capaci di raccontare una disabilità gravissima con le parole giuste, e di vivere la vita con un approccio e un sorriso che è lezione di vita e condivisione per tutti. Con il vento tra i capelli…

2 pensieri su “Diamo un senso a questa giornata mondiale della disabilità?

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