Con i Tetrabondi proviamo a riscrivere la disabilità

Il nostro nuovo logo,
regalo meraviglioso.

Giornate in cui non riusciamo a star dietro a nulla, tantomeno a girare a voi la mole immensa di articoli di giornali di tutto il mondo che da tre giorni ci stanno sommergendo. Sommergendo di una notorietà non cercata e che ora impareremo a gestire: ci siamo trovati sottotitolati in tutte le lingue del mondo (anche il coreano, il vietnamita, il finlandese e via così) e condivisi da persone di ogni colore, religione, passione. Un’emozione immensa, che ci fa capire l’importanza del messaggio che lanciamo e il bisogno che c’è di urlarlo: siamo qui perché vogliamo far parte del mondo. Perché vogliamo un mondo che sia di tutti, quindi anche di noi strani, storti sbilenchi, noi con la bava, con gli ausili, con i tubi e gli allarmi che suonano, noi che non saremo mai autosufficienti, che non saremo mai tante cose ma che vogliamo vivere le strade con dignità e ricerca della felicità come tutti. Qui a dire basta con la retorica dell’amore e della famiglia che tutto possono: non è vero. Serve assistenza, serve sostegno, servono tutele, servono soldi, professionalità, ricerca. Serve inclusione, reale. Serve riappropriarsi del vero significato della parola diritti, cioè un qualcosa che sia veramente di tutti, che rispondano ai bisogni senza escludere quelli speciali.
Nessun* esclus*

In tanti in queste ore stanno chiedendo perché ci chiamiamo Tetrabondi e ne approfittiamo per ridirvelo.
E’ l’unione della parola Tetra con Bondi, che sta per vagabondi.
L’abbiamo pensato quando Sirio era un bambino con poche speranze di conquistare autonomia di movimento nello spazio circostante: sognavamo quindi un grand truck dove cucinare (tocca lavorare nella vita no?), vagabondare per il mondo, e poter portare Sirio con noi.
I Tetrabondi era un sogno di vagabondaggio malgrado una tetraparesi,
una tracheostomia e quel che comporta.
Malgrado tutto.
Adesso son cambiate tante cose, quel truck è lo stesso Sirio a volerlo guidare…

2 pensieri su “Con i Tetrabondi proviamo a riscrivere la disabilità

  1. Ciao, che bello, un successone la tua vitalità…e quella di mamma 😁. Devo dirti che non mi piace molto il logo nero, io ti vedo più pieno di colori ❤

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